Quali prestazioni si possono richiedere

Per ulteriori
informazioni chiedere a:
  • Ufficio del personale della propria azienda;
  • Rappresentanze sindacali del personale;
  • Fondo pensione Fopen.

Si avvisa che in data 8 luglio 2020 la Società Generali Italia Spa, quale Compagnia incaricata dell’erogazione della rendite pensionistiche, ha comunicato a Fopen la volontà di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali vigenti e che, pertanto, le richieste di nuove prestazioni previdenziali in forma di rendita “saranno calcolate con coefficienti di conversione a tasso tecnico pari al 1% (in alternativa allo 0% già a disposizione), quale rendimento garantito anticipato sulla prestazione”.

Secondo la Compagnia quindi, ogni richiesta di prestazione in rendita verrebbe verosimilmente evasa in funzione di questo nuovo valore non essendo più disponibile la conversione al tasso tecnico del 2% o del 2,5% come invece previsto dalla convenzione vigente.

Il Fondo ha contestato tale decisione, diffidando la Compagnia ad adempiere alle condizioni originariamente sottoscritte. La controversia è ancora in via di definizione; ad esito di tale confronto verranno fornite ulteriori informazioni a riguardo.

Gli aderenti possono fare la richiesta di prestazione previdenziale nei seguenti casi:

  • Pensionamento + 5 anni di iscrizione al Fondo
  • Cessazione del rapporto di lavoro, inoccupazione superiore a 48 mesi e meno di 5 anni al pensionamento.

N.B. Ai fini del calcolo degli anni di iscrizione va sommato anche il periodo maturato in altri Fondi, purché sia stato effettuato il trasferimento a FOPEN della somma accantonata.

Relativamente all’importo della prestazione, gli aderenti possono:

  • ritirare il 100% in rendita.
  • ritirare al massimo il 50% in capitale e la restante parte in rendita.

Si può ritirare il 100% in capitale se:

  • al momento della pensione non si abbiano i requisiti di anzianità (5 anni) previsti per l’ottenimento della rendita
  • convertendo in rendita almeno il 70% della posizione individuale maturata, l’importo della pensione annua complementare sia inferiore alla metà dell’assegno sociale INPS (nel 2021 pari a 5.983,64 Euro)

A titolo informativo, gli importi indicativi oltre i quali è obbligatorio richiedere almeno il 50% della posizione in forma di rendita sono elencati nella seguente tabella:

EtàValore posizione
MaschiFemmine
57124.589141.371
58120.569137.274
59116.568133.182
60112.589129.097
61108.639125.022
62104.731120.965
63100.864116.933
6497.038112.924
6593.256108.936
6689.523104.990
6785.841101.061
6882.21197.159
6978.63593.285
7075.11889.445

Per gli aderenti che hanno attivato prestiti con cessioni di V° di stipendio o delegazioni di pagamento per altre tipologie di finanziamento, notificati al Fopen, il pagamento della prestazione è subordinato all’esibizione di apposita documentazione attestante l’estinzione del vincolo.

E’ sufficiente compilare l’apposito modulo di richiesta di liquidazione , farlo completare all’ufficio del personale nella parte di competenza dell’azienda e spedirlo al FOPEN. Va infine l’allegato un documento che attesti (ad esempio il certificato di pensione) la maturazione del requisito pensionistico ai fini Inps, ivi inclusa la data di decorrenza e la copia di un documento di identità in corso di validità.

PREMORIENZA

In caso di decesso dell’aderente, prima dell’esercizio del diritto alla prestazione, la posizione accumulata presso il Fondo è riscattata dagli eredi ovvero dai diversi beneficiari dallo stesso designati, siano esse persone fisiche o giuridiche.
Gli eredi sono quelli previsti dal Codice Civile (ad es. il coniuge, i figli, i genitori, le sorelle e i fratelli, ecc… del deceduto).

L’aderente ha la facoltà di designare una persona fisica o giuridica quale beneficiario della propria posizione individuale. L’eventuale designato prevale sugli eredi.

Per richiedere il riscatto, gli eredi (o i beneficiari) sono tenuti a compilare l’apposito modulo, farlo completare all’ufficio del personale nella parte di competenza dell’azienda e spedirlo a FOPEN. Inoltre è necessario presentare la documentazione ivi indicata.

CESSAZIONE AI SENSI DELL’ART. 4 LEGGE 92/2012

A seguito di specifico accordo sindacale tra alcune aziende associate e le OO.SS. è stata prevista la possibilità, per i dipendenti che godono di una particolare posizione contributiva INPS, di cessare dal servizio usufruendo dei benefici previsti dalla legge 92/2012 (cosiddetta ”legge-Fornero”). L’applicazione di quanto previsto per tale fattispecie comporta l’interruzione del rapporto di lavoro e, conseguentemente, la perdita del requisito di adesione al Fopen.

L’attuale normativa in materia di previdenza complementare non contempla come fattispecie autonoma per la richiesta di liquidazione, il ricorso alle procedure previste dall’art. 4 della Legge in questione, infatti tale fattispecie non è in alcun modo assimilabile al raggiungimento del requisito pensionistico INPS, ma va, in via analogica, inquadrata nelle previsioni di cui all’articolo 14, comma 2, lettera b) del D.lgs. n. 252/2005 (procedure di mobilità e fattispecie analoghe).
Gli aderenti che hanno aderito al sopraindicato accordo, a partire dalla data di cessazione dal servizio, potranno perciò scegliere tra le seguenti alternative:

  • Mantenere l’iscrizione al Fopen, in attesa di maturare il requisito pensionistico INPS: in tale caso la posizione dell’ aderente resterà investita nel Fondo, con la possibilità per l’interessato di modificare il proprio comparto di investimento, richiedere anticipazioni o provvedere direttamente a contribuzioni volontarie (essendo cessato il rapporto di lavoro l’azienda non effettuerà più alcun versamento). Successivamente alla data di maturazione del requisito pensionistico, purché siano trascorsi almeno cinque anni dalla data di adesione al fondo, l’aderente potrà richiedere l’erogazione della prestazione pensionistica complementare in forma di rendita, in forma mista (almeno il 50% rendita e il resto in capitale) o, se sussistono i requisiti, in forma “100% capitale. Tali prestazioni sono soggette, per la parte relativa a contributi versati dal 1/1/2007, al trattamento fiscale previsto dall’articolo 11 comma 6 del D.lgs. n. 252/2005 (tassazione definitiva con aliquota del 15%); la parte dei contributi versati prima di tale data è tassata, ai sensi dell’articolo 23 comma 5 del sopracitato decreto, secondo il criterio della tassazione separata con aliquota determinata dagli stessi criteri del TFR.
  • Richiedere il riscatto parziale, nella misura del 50% della posizione previdenziale maturata ai sensi dell’articolo 14 comma 2 lettera b) del D.lgs. 252/2005: in tale caso, si precisa che il disinvestimento dei contributi avverrà partendo da quelli più vecchi (ciò ha importanza ai fini dell’imposizione fiscale in quanto i contributi maturati prima del 1/1/2007, saranno assoggettati a “tassazione separata” con aliquota determinata con gli stessi criteri del TFR, mentre quelli maturati dal 1/1/2007 saranno soggetti ad aliquota del 15%).
  • Richiedere il riscatto al 100% della posizione maturata ai sensi dell’art. 14 comma 5 del D.lgs. 252/2005 (riscatto per cause diverse): in tale caso si applica, in linea generale, la normativa meno favorevole, di cui all’articolo 14 comma 5 del D.lgs. 252/2005 (tassazione definitiva con aliquota del 23%) per i contributi versati dal 1/1/2007, la “tassazione ordinaria” per i contributi versati dal 1/1/2001 al 31/12/2006, e la “tassazione separata” (aliquota TFR) per i contributi versati fino al 31/12/2000 (cfr. precedente nota 3). Tuttavia, sul primo 50% sarà applicato il miglior trattamento fiscale previsto per il riscatto parziale, di cui al precedente punto 2)

Relativamente alle modalità operative di richiesta delle prestazioni, si rimanda al Comunicato n. 7 – 2013.

R.I.T.A.

La RITA [1] è una nuova e stabile forma di prestazione anticipata, disciplinata dal novellato art.11, commi 4 e ss., del D. Lgs 252/05 che consiste nell’erogazione frazionata di tutto, o soltanto di parte, del montante accumulato.

La possibilità di richiedere da parte degli aderenti la RITA è subordinata al verificarsi di taluni requisiti previsti per legge, da possedere al momento della presentazione della richiesta.

Possono, infatti, accedervi:

  • i lavoratori [2] che cessino l’attività lavorativa e che maturino l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i 5 anni successivi, purché abbiano accumulato almeno 20 anni di contribuzione nei regimi obbligatori di appartenenza;
  • i lavoratori che cessino l’attività lavorativa, che risultino inoccupati per un periodo di tempo superiore a 24 mesi e che maturino l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i 10 anni successivi. [3]

In entrambi i casi è necessario il requisito dei 5 anni di iscrizione a forme di previdenza complementare.

Dal punto di vista fiscale, il montante trasformato in RITA – sia esso l’intero importo della posizione accumulata o una quota parte dello stesso – è assoggettato a tassazione sostitutiva con aliquota del 15%, ridotta dello 0,3% per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali [4].

La RITA viene erogata dall’accettazione della richiesta, da inviare al Fondo tramite l’apposito modulo, fino al conseguimento dell’età anagrafica prevista per la pensione di vecchiaia [5], con frequenza trimestrale.

La prestazione della RITA è soggetta ad un costo di €15 annui per ciascun anno di erogazione, che sarà oggetto di prelievo al momento dell’erogazione della prima rata di ciascun anno.

A ciascun aderente è concesso richiedere, tramite l’apposito modulo, la revoca della prestazione una sola volta. Tuttavia, in caso di trasferimento della posizione ad altro fondo pensione, il trasferimento dovrà riguardare l’intera posizione individuale e quindi anche la porzione di montante trasformato in RITA, con conseguente revoca della stessa.

Il montante destinato a RITA, salva una diversa volontà dell’aderente da indicarsi sull’apposito modulo, sarà trasferito sul comparto più prudente (Obbligazionario Garantito) [6]. Purtuttavia, durante l’erogazione della RITA, l’aderente potrà esercitare la facoltà di cambiare il comparto di investimento del residuo montante a ciò destinato mediante l’apposito modulo.

Nell’eventualità che venga trasformato in RITA soltanto una parte del proprio montante, la residua parte resterà investita nel proprio comparto di appartenenza e sulla stessa sarà possibile esercitare il diritto a richiedere le prestazioni ordinarie [7].

In caso di premorienza dell’iscritto in corso di erogazione della RITA, il residuo montante corrispondente alle rate non erogate, ancora in fase di accumulo, potrà essere riscattato secondo quanto previsto dall’art. 14, co. 3, del D. Lgs. 252/2005.

Trattandosi di una prestazione di previdenza complementare a tutti gli effetti, alle rate si applicano i limiti di cedibilità, sequestrabilità e pignorabilità previsti dall’art. 11 co. 10 del D.Lgs 252/2005.

L’informativa da rendere agli iscritti in merito alla rate erogate sarà fornita su base annuale mediante la Comunicazione Periodica.

[1] Con la circolare n. 888 dell8/2/2018 la Covip ha fornito i chiarimenti interpretativi in merito alla erogazione frazionata della prestazione in commento.

[2] È da intendersi riferito ai soli iscritti titolari di reddito da lavoro.

[3] La prossimità (rispettivamente di 5 o 10 anni) alla maturazione dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia è da valutarsi sulla base delle disposizioni di legge tempo per tempo vigenti.

[4] Il percettore della rendita anticipata ha facoltà di non avvalersi della tassazione sostitutiva facendolo constare espressamente nella dichiarazione dei redditi; in tal caso la rendita anticipata è assoggettata a tassazione ordinaria.

[5] I requisiti per la RITA maturano solamente con riferimento alla pensione di vecchiaia escludendo, pertanto, la possibilità che possa prendersi in considerazione la prossimità ad eventuali pensionamenti anticipati.

[6] A seguito dell’attivazione della RITA, la porzione della posizione per la quale si chiede il frazionamento resterà ad ogni modo investita e la maggiore o minore redditività influirà sul valore della RITA. Il valore delle rate cambierà in corso di erogazione in base all’andamento della gestione: ogni rata sarà, dunque, calcolata sul montante in gestione diviso il numero di rate da corrispondere.

[7] Si reputa, pertanto, preclusa la possibilità di richiedere anticipazioni sul montante trasformato in RITA, se non a seguito di una revoca della stessa.